Un uomo fu portato all’ospedale cittadino all’alba — privo di sensi, con graffi sul volto e le maniche strappate. Non aveva con sé documenti. I medici dissero che poteva aver subito un colpo alla testa. Si svegliò solo la sera. Non sapeva né il suo nome, né che giorno fosse.
Dopo qualche ora arrivò un sergente di polizia — cupo, con gli occhi stanchi. Accanto a lui camminava un pastore tedesco al guinzaglio. Il cane era calmo, ma i suoi occhi scrutavano ogni gesto.

— Come si chiama?
— Non lo so…
— Dov’era la scorsa notte?
— Io… davvero non ricordo… mi dispiace…
Il sergente annotò qualcosa, ma improvvisamente il cane tirò il guinzaglio e si avvicinò al letto. Si fermò, fissò l’uomo, poi si sedette. Dopo un attimo si sdraiò accanto al bordo del letto, senza staccargli gli occhi di dosso.

— Bob, andiamo. — Il sergente tirò il guinzaglio.
Il cane non si mosse. Non ringhiava, non abbaiava — restava semplicemente lì, come a proteggerlo. O… ad aspettare.
I medici si guardarono l’un l’altro. L’uomo non capiva il perché di quella reazione.
Poi la verità venne a galla. Il sergente tornò con l’identificazione delle impronte: Viktor Selin, 39 anni. Nella banca dati risultava come criminale particolarmente pericoloso, implicato in rapine a banche, gioiellerie e arsenali.

— Sembra che finalmente ti abbiamo preso, disse il sergente.
Bob si alzò. Quando le manette scattarono ai polsi di Viktor, il pastore tedesco uscì tranquillo dalla stanza — come se la sua missione fosse compiuta.







