Un’assistente di volo notò un ragazzino di dieci anni che muoveva le dita in modo calmo ma strano. All’inizio pensò che fosse solo un gioco, ma qualcosa la insospettì. Pochi minuti dopo il pilota annunciò un atterraggio di emergenza.
L’assistente si avvicinò immediatamente al bambino. «Che succede, tesoro?» chiese a bassa voce. Il bambino non rispose e continuò a gesticolare con le dita come se volesse comunicare qualcosa.
«Stai bene? Ti serve qualcosa?»
Il bambino la guardò in modo insolito e disse lentamente: «C’è una perdita nell’ala destra.»

L’assistente si allertò subito. Guardò fuori dal finestrino e notò un sottile rivolo che usciva da sotto l’ala. Contattò immediatamente la cabina di pilotaggio.
I piloti verificarono i dati e decisero di effettuare un atterraggio nel più vicino aeroporto. A bordo venne fatto l’annuncio: «Signore e signori, a causa di un problema tecnico effettueremo un atterraggio di emergenza. Vi preghiamo di mantenere la calma.»
Il bambino parve tranquillizzarsi quando vide che lo stavano ascoltando. Una donna seduta accanto a lui spiegò: «È un bambino con bisogni speciali. Comunica tramite il linguaggio dei segni.»

L’assistente fu colpita dalla sua attenzione. Grazie a quel bambino il problema fu scoperto in tempo.
Quando l’aereo atterrò in sicurezza, tutto l’equipaggio ringraziò il ragazzo per la sua vigilanza e il suo coraggio. Quella giornata cambiò per molti la percezione dei cosiddetti bambini “invisibili”.







