— Ma non ti rendi conto di quello che stai facendo? — la voce di Tamara Viktorovna tremava di rabbia e dolore profondi. — Vuoi portare via a tuo fratello ciò che gli spetta di diritto!
Olga posò lentamente la tazza di tè freddo e poggiò la mano sul ventre, dove il piccolo si fece sentire con una lieve spinta. Il cuore le si strinse, come se un temporale si fosse scatenato dentro di lei.
— Mamma, — disse con dolce fermezza, — è stato nonno Mikhail Petrovich a decidere di lasciarmi l’appartamento. Il notaio lo ha confermato: era lucido fino all’ultimo istante.
— Lucido? — sbottò Tamara Viktorovna, alzandosi, con le mani che tremavano. — Era vecchio e malato, l’hai convinto tu!
Olga pensò a tutte quelle notti trascorse al suo capezzale, ogni medicina comprata, ogni parola di conforto per riscaldargli il cuore stanco. Il suo sguardo divenne incisivo:
— Io c’ero quando aveva perso ogni speranza. Andrej veniva solo per i soldi.

Tamara Viktorovna, con le lacrime agli occhi, borbottò:
— Andrej è tuo fratello, un uomo! Ha bisogno di una casa per formare una famiglia. E tu? Abiterai in un monolocale con tuo marito ingegnere e arrangiati!
— Ho una casa, — rispose Olga con voce d’acciaio. — Non sono le mura a fare un’abitazione, ma l’amore e la cura. Voglio dare a mio figlio molto più di un semplice tetto: un luogo di risa e luce.
— Pensi solo a te! — sbuffò la madre. — E l’onore del cognome?
— Un cognome è solo una parola, — sospirò Olga. — Ciò che conta è come lo porti nella vita, non la targhetta all’ingresso.
Tamara Viktorovna fece un passo indietro, come se comprendesse l’abisso fra loro.
— Allora sei disposta a perdere tutto? Me, tuo fratello, la famiglia?
— Io ho già perso tanto, — bisbigliò Olga. — Ma ho guadagnato la libertà di essere sincera con me stessa e con questo bimbo che cresce in me.
Tamara Viktorovna chinò il capo, senza parole.
Qualche giorno dopo, suonò il campanello. Olga aprì e trovò Andrej e Kristina sulla soglia.
— Siamo venuti… — cominciarono, ma Olga, decisa, sapeva che non l’avrebbero capita.
— Scusate, — disse piano chiudendo la porta. — Le mie priorità sono cambiate.
Accarezzò il ventre, sentì di nuovo il piccolo muoversi. Il mondo era duro e ingiusto, ma dentro di lei ardeva una convinzione salda: aveva scelto l’amore, non le pretese. E quello era il suo vero nido.







