A vent’anni Victoria rimase sbalordita: la nonna, Zinaida Petrovna, aveva deciso di lasciare il suo appartamento non al figlio o alla figlia, ma unicamente a lei, la sola nipote. La famiglia reagì con incredulità, mentre Victoria e i suoi genitori furono felicissimi: la giovane coppia non aveva una casa propria e Victoria era appena fidanzata con Pasha, suo coetaneo.
In un primo momento la nonna alzò le spalle: “Non ho ancora pensato a chi lasciare la casa”. Ma, conquistata dal ragazzo, stabilì: “L’appartamento sarà tuo, nipote, ne hai più bisogno di me”. Lei intendeva trasferirsi alla dacia, prevedendo solo di coibentarla per l’inverno.

Durante una cena in famiglia Zinaida Petrovna annunciò ufficialmente la sua scelta. Affidò a Vladimir, unico figlio, il compito di trasportare i mobili e di coibentare la casa di campagna contro il freddo. Il figlio, sorpreso, obbedì per rispetto, anche se il lavoro si rivelò faticoso.
Quando però rimasero senza viveri, la nonna pretese che Vladimir le versasse un contributo mensile. Lui acconsentì alle spese settimanali per la spesa, ma rifiutò di farsi carico dei costi totali di manutenzione della dacia.

Vedendo che né la figlia né il genero erano disponibili, ella minacciò di riprendere indietro la casa. Vladimir ribadì fermamente aiuto solo per le spese essenziali e i lavori minimi indispensabili. Alla fine l’appartamento rimase di Victoria, la nonna conquistò la sua indipendenza e il figlio seppe stabilire un limite rispettato da entrambi.







