Oggi, dopo il lavoro, ero seduto sul divano a guardare tranquillamente la televisione. La giornata era normale, silenziosa, di casa. Mia figlia mi girava intorno, borbottando qualcosa tra sé e sé, come fa ogni giorno. Ha solo due anni, confonde ancora le parole e parla in modo molto semplice, quindi quasi non ci facevo caso.
All’improvviso si è avvicinata moltissimo a me, si è fermata proprio davanti a me, come in una foto, ha incrociato le braccia e ha aggrottato la fronte.
— Papà… — disse con serietà.
— Sì, tesoro? — sorrisi, pensando che avrei sentito qualcosa sui giocattoli o sui biscotti.
— Conosco un segreto.
Sorrisi anche io.

— Allora dimmelo.
— Tu non sei il figlio della nonna.
Rimasi immobile. All’inizio mi sembrò di aver sentito male.
— Cosa hai detto?
— Tu non sei suo figlio, ripeté, già un po’ offesa.
Risi, pensando che fosse solo una fantasia da bambina.
— Perché lo dici?
Aggrottò ancora di più la fronte.
— Non ridere. È vero.
E lì iniziai a sentirmi a disagio. Un bambino di quell’età non può inventarsi una cosa del genere da solo. Quindi qualcuno gliel’aveva detto.

— Tesoro, te l’ha detto la nonna?
— No.
— Mamma?
— No.
Mi chinai verso di lei.
— Allora chi?
Mi guardò con molta attenzione e disse, con il suo semplice linguaggio da bambina, qualcosa che mi lasciò completamente senza parole.
— Io.
— Come “io”? — non capii.
Cominciò a spiegare come poteva:
— Tu non somigli. La nonna è bella. Ha bei capelli. Bei labbra. Un vestito con i fiori.
Fece una pausa, mi guardò e aggiunse:
— E tu… bleah.
— In che senso “bleah”? — non ce la feci più.
— Hai la barba. E i peli qui, disse indicandomi il petto con il dito. — Non sei bello. Quindi lei non è tua mamma.
Poi si chinò verso di me e sussurrò:
— Non dirlo a nessuno. La nonna si offenderebbe.
All’inizio restai zitto, poi iniziai a ridere così forte che mi vennero le lacrime agli occhi. Le promisi che non avrei detto niente a nessuno.
Ma la sera lo raccontò sia alla nonna che a sua madre. Con la stessa faccia seria e gli stessi argomenti.







